Ruby è davvero la nipote del povero Mubarak, il rigore su Ronaldo non c’era, le bombe le hanno messe gli anarchici: #italiasenzamisteri.

Doveroso oltre ogni limite.

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31 ottobre

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True Detective – prima stagione

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Complice una pessima influenza di stagione, da qualche giorno mi sbatto tra letto e divano, tentando invano di sopportare un chiodo rovente conficcato nella tempia sinistra.
Inizio quasi sbadatamente il primo degli otto episodi che compongono la prima serie di questo thriller che molti ritengono una vera e propria rivelazione.
In due giorni divoro tutti gli episodi.
Due volte.
True Detective È a tutti gli effetti una rivelazione.
Rust e Marty, Matthew McConaughey e Woody Harrelson, sono due ex detective della omicidi, polizia di stato della Louisiana. Vengono convocati separatamente per parlare di un famoso caso che hanno risolto insieme anni prima.
La storia parte da qui.
Il buio, la violenza, il feroce nichilismo terminale nelle parole di Rusty; la convinzione che tutto quello che i due hanno vissuto e che vivranno nel corso degli otto episodi, sia non solo estremamente plausibile ma senza dubbio molto probabile.
La corrosione putrida fino al midollo dell’essere umano.
Questo è True Detective.
L’ambientazione spettacolare, le paludi, gli zuccherifici sullo sfondo, il caldo, le case diroccate abitate da fantasmi compulsivi.
La religione, mostruosa, onnipresente, arrotolata su sè stessa assieme alla Santeria al Vodoo Cajun, il tutto come offesa bruciante all’intelletto.
Il tutto come pretesto per scatenare i peggiori istinti.
E poi il whisky, la birra, le sigarette, la droga.
Bere, fumare e perdersi.
Questo è True Detective.
Non perdetelo.