Sotto un altro

Pensavo che.
Se apprezzi ancora la buona musica e una chitarra elettrica ancora ti fa vibrare giusto.
Se il primo sorso di birra è un piccolo diamante incastonato nella giornata.
Se la mattina alle sei la schiena si fa sentire, ma poi la smette e allo specchio la curva del deltoide sottolinea ancora i tatuaggi.
Qualche occhiata di traverso e alcuni complimenti inaspettati.
Se  non ce la fai ad arrenderti con l’idea di aver chiuso con un tot di cose.
Se ti guardi in giro e sebbene praticamente sempre sei quello che si sbatte più inverni degli altri, ma gli altri hanno paranoie e cazzi in culo in stile anni sessanta.
Se i trenta/quarantenni al massimo una pinta che poi due non le reggo.
Se cominci a fronteggiare la coglionaggine di un pirletta alle medie, ma lui capisce perfettamente che può fare tutta l’arte marziale che vuole, sempre al muro lo puoi attaccare, glielo leggi negli occhi.
Se ancora qualcuno ti chiede di sbatterti con una palla a spicchi.
Se ancora sbracciare a delfino non è davvero un problema.
Se alla sera dopo enne quintali tirati su a mano ti bastano due dita di vodka e un fornello per cucinare.
Se riesci ancora a tirarti su dal divano, spegnere il fottuto tv e prendere in mano un libro letto tre o quattro volte.
Se riesci a capire che digiti con l’indice facendo errori ma i pollici li usi per accendere un buon sigaro.
Se deve andare giusta andrà, se no almeno ci avrò provato.
Se ogni compleanno è, in effetti, un gradino in basso ma ‘fanculo all’universo.
Allora magari te ne fai una ragione, stringi i pugni e mediti sul prossimo tatuaggio.
Da cinquantaduenne.
Nasdrovie.

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