Mastino

Il mondo è stato fatto da assassini.
Meglio che ti abitui all’idea.
Sandor Clegane

Mastino.
Una parola semplice, incute timore, ti parla di zanne sfoderate, zampe in progressione sistematica verso la tua gola.
Qualcosa che può popolare incubi, terrori ancestrali.
Ognuno di noi ha un mastino che sbuffa fiato caldo sul collo tirando la catena del terrore.
Ognuno di noi SA che qualcosa giù nel buio dell’angoscia rivelata ha pazienza.
E aspetta.
Ci sono sere e sere.
Giorni e giorni.
Ragnatele d’odio e di rancore così perfette da togliere il fiato, dotate di una suprema bellezza intrinseca, una sfolgorante nemesi assoluta.
Ma non fluttuano nella brina d’autunno, tra i fili d’erba di una collina profumata.
No.
Loro colpiscono.
Recidendo e cauterizzando, tornando a recidere, ricominciando a squarciare ferite mai guarite, mai davvero suturate nel profondo.
E basta così poco, davvero così poco per ridare respiro a questi mostri ghignanti, davvero così poco.
E ti trovi solo a vagare, l’oggetto premuto all’orecchio che scivola odio incandescente, torrenti di acciaio fuso, perfezione assoluta, letale.
La perfezione di un assassino, di un mastino che vaga in cerca della tua anima.
E che sempre, sempre, riesce a trovarla.

Ho l’anima piena di buche e ad ogni temporale la situazione peggiora.
MDV

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Le 4.30 del mattino esistono

Valar Dohaeris

Eppure le hai viste molte volte, poggiando i piedi sul pavimento, incredulo dopo il suono della sveglia, la mente già proiettata verso il viaggio; le tangenziali buie i tunnel, i fari delle macchine, l’aria ghiacciata.
Eppure.
Eppure era parecchio che non facevi così, che l’istinto non ti regalava la voglia di prendere e uscire alle due del mattino sotto l’acqua, la macchina, la notte, le strade deserte.
E’ bastato un sorriso, un accenno, è bastato assaporare l’idea di parlare, di vedere Milano vuota, dei baracchini, della birra caldiccia in bottiglia in mezzo agli equadoregni, di avere qualcuno per aprirsi ancora una volta, qualcuno sul sedile del passeggero che ti osserva e sorride un sorriso bianchissimo.
Tutto, tutto questo annusarsi, studiarsi per bene, raccontarsi per intero ma ancora poco, rispettare promesse e avere una voglia bizzarra di frantumarle.
Questo rende un essere umano vivo, fa apprezzare ogni singolo secondo che batte, fa andare avanti.
Ci rende giusti all’interno di un universo sbagliato, fa fermare il tempo e lo congela in una bolla perfetta, perfetta.
Come sempre ti fa pensare “cazzo già le quattremmezza”, dopo che te le sei godute, queste sacrosante due ore.
E l’alba, giù in fondo, sorride bastarda.