Bellissime

Fermo a un semaforo qualunque di un incrocio qualunque mi accorgo con la coda dell’occhio di due ragazze in piedi vicino al semaforo, appoggiate a una specie di camion.
Ridacchiano e mi guardano, due ragazze allegre, mi giro per osservarle meglio.
Sono tutte e due abbronzatissime, sorrisi bianchissimi e capelli raccolti sulla nuca, castane, sui venticinque, direi.
Mimetica desert camo anfibi beige, sono appoggiate a un VM90, una delle due allacciata alla coscia ha una fondina nera da cui spunta il calcio della Beretta.
L’altra apre la portiera del VM e si piazza alla guida del mezzo, mentre quella armata fa il giro e sale al posto del passeggero.
Inforcano occhiali da sole poi dal finestrino mi fanno ciao ciao con la mano e partono.

Bellissime.

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Si è ammazzato Tony Scott – Roialto/Milano

Lunedì rovente, lunedì di agosto, la calura è un trapano industriale piantato nella nuca, effetto Morgana dall’asfalto in fusione radiale.

Molliamo i bambini alle mogli e spariamoci un Ape come si deve.

Il messaggio molto milanese dell’amico.
Ispeziono con cura maniacale il secondo vodka tonic, ghiaccio triturato, bicchiere alla fronte, un povero clichè da film serie B.
Le piccole lettere sul display si confondono, guardo lei, non mi viene niente, non mi viene proprio niente.
Si è ammazzato Tony Scott.
Accetto volentieri.

Entro al Roialto già piuttosto barcollante, pregusto il chiodotitanio che si piazzerà al cervelletto domani mattina.
Terrazza, l’amico ha prenotato, divanetti comodi al centro, muovo passi incerti e un tizio con un tubo arrotolato che gli esce dall’orecchio mi ferma, una mano sul petto.

-Mi scusi ha prenotato?
-‘Fanculo

Biascico solo un pò.

-Come scusi?

Pare sorpreso.

-Ho detto, qualcuno ha prenotato per me.

Vedo gli altri che si sbracciano dalla terrazza, indico col dito, tubo-nell’orecchio si scansa.
Barcollo verso di loro sotto l’impeto citronella, ho già scritto tempo fa di questa sensazione, bolla rovente di cinismo lucido.
Sono ancora un chirurgo che osserva il paziente sul tavolo afferrando una lama, sono quello che vi giudica e seziona le vostre movenze  per catalogarle con accuratezza.

Cristo sono uno scrittore ubriaco.

Abbracci da uomini nei locali, trenta secondi dopo ho già uno sbagliato in mano.

-Ferie?
-Isola splendida, greci zotici, un popolo di cazzoni che viaggia allegramente verso un muro fottendosi di bevande orrende.
-E…?
-Sopportazione basilare per il contatto quotidiano, niente altro.
-Almeno non vi siete scannati.
-Non troppo spesso, no. Voi.
Loro cercano gonne corte nell’atmosfera fashion del Roialto, tacchi alti, tette rifatte, Milano tipica, tipica Milano.
-Sardegna, villaggio.
-Salento, dai suoceri.
-Santamargheritadelcazzo.
Mi viene da piangere, finisco lo sbagliato alzo due dita, si materializza un sudamericano sorridente.
-Media, rossa, uno shot di Bushmills.
-….?
-Bushmills, come il cespuglio in mezzo alle cosce di tua madre.
Risate dalla truppa.
-Va bene signore, grazie signore.
-Prego cazzone.
-Ci dai dentro stasera.
Lore, il saggio Gandalf.
-Non fare il figo sei al terzo Negroni, si è ammazzato Tony Scott.
-Dovrebbe dirci qualcosa?
Massimo sa di cinema come io di fisica dei quanti.
-Sei proprio un camionista del cazzo, un regista, era un regista, io ricordo Allarme Rosso, poi com’era quello della cacciatrice di taglie?
Roberto, un minimo di cultura che non sia aldogiovannigiacomo di ‘sta minchia.
Domino era quello il titolo.
-Ma tu avevi il pallino di quell’altro film vero? Quello del rapimento della bambina con Denzel Washington.
Man on fire, Denzel alcolizzato accetta di proteggere la bambina di un ricco messicano, lui è un ex forze speciali, troppi morti gli urlano assieme nella testa. Rapiscono la bambina, lui va fino in fondo fino a ritrovarla e a far tacere le voci.
Con la vita.
Non ho mai capito davvero cosa avesse di tanto speciale un film del genere, è uno di quei quattro cinque che rivedo, come un libro in cui ti rifugi nei momenti acazzo della vita.
Ultimamente davvero troppi.
-Va beh, diciamo che se si ammazzava il fratello Ridley era un pelo diverso.
Annuisco.
-No in quel caso avremmo parlato di catastrofe vera e propria.
Una bionda sui quaranta mi osserva attentamente, RayBan scurissimi, tacco quattordici, seno pompato. Cougar in esplorazione sistematica.
Mi parte un brivido di vera paura lungo la colonna.
-Ma quello che mi fa girare i coglioni non è tanto il fatto che si sia ammazzato un tizio che faceva film, quanto il sapere che puoi essere ricco, felice, con una vita piena di tutto ma quando madama con la falce, chiamala magari depressione, chiamala qualche fottuta malattia, chiamala come cazzo vuoi, insomma quando viene deciso che è la tua ora, non ci sono cazzi.
Mi tiro una fucilata alla bocca dello stomaco col Bushmills e annaffio con la rossa, loro si sono fermati e mi osservano, due di loro i bicchieri a mezz’aria.
-Cristosanto, che ti succede.
Lore, forse davvero preoccupato.
-Mi succede che mi sono rotto i coglioni e ho voglia di fottere il mondo intero.
Bushmills/rossa.
-Per cui sarebbe un problema di figa?
In fondo è un bravo ragazzo, ma non ora, non ora.
-Massimo vaffanculo.
-Ce le facciamo tutti le domande che ti credi, io tendo a non rispondermi, abbiamo dei doveri, persone che dipendono da noi.
Roberto, lui fa il direttore di una filiale BPM, è un quadrato, vive in un mondo di numeri che non esistono. Incalzo.
-Ascolta, ma tu in questi ultimi due, tre anni, non ti sei fatto domande terminali sul tuo mondo? Ma porcatroia, non le vedi morire le popolazioni intere per colpa del mercato globale del mio cazzo?
Lui si zittisce e abbassa gli occhi, io so che lui sa.
-Ragazzi noi abbiamo figli, abbiamo lavori che non si sa se dureranno ancora un solo anno bastardo, viviamo in un paese defunto da un pezzo. Personalmente mi aggrappo con le unghie e i denti alla scrittura, quando possiamo ci ammazziamo di basket, ma poi? Che mondo ci aspetta? Che mondo aspetta i nostri piccoli? Cosa vedete all’orizzonte se non i fuochi?
Li ho scossi, si vede, tanto. Sorrido.
-Forse è davvero questione di figa.
Alzo il bicchiere in un brindisi muto alla bionda, le orecchie sempre più ovattate.
Lei sorride e il palestrato calvo con lei mi butta un’occhiataccia.
-Chiediamo il conto.