Sergio di Falco

 

Il click attutito scaturisce dall’intercom tattico e attraversa il tessuto sottile del passamontagna nero.
Disco verde, finalmente.
Appena qualche metro sulla destra, Fulgoni osserva con calma, occhi da rapace nascosti dagli Oakley antivampa, prototipo dell’operatore di ghiaccio.
Cenno impercettibile del caschetto kevlar.
-Fiamma uno a squadra, abbiamo disco verde, ripeto abbiamo disco verde. Base hai una visuale utile?
Rizzo e il PSG1 al quinto piano, nel palazzo di fronte, lo sniper del gruppo.
-Negativo, uno, tutte le finestre sono oscurate, tiro impossibile, ripeto, tiro impossibile.
Pochi decimi di secondo per decidere.
-Va bene, allora entriamo. Due, tre, quattro. Al mio mark.
Tre leggeri ritorni elettronici dalla radio, Fulgoni, Terrasini e Sarigu in posizione.
Respiro, piccola nuvola di condensa a perdersi nell’atmosfera gelida. Appesi a pochi centimetri dai vetri dell’appartamento a quota trenta metri, io e Fulgoni rabbrividiamo per un istante preda della brezza milanese.
Terrasini e Sarigu hanno scalato il palazzone popolare dall’interno, gradino dopo gradino, metro silenzioso dopo metro, ora, davanti alla porta, attendono il via.
Il Maresciallo Fulgoni si è calato dal tetto in corda doppia appena dopo di me, HK51 in presa sicura, muscoli tesi per l’ultimo balzo.

-TRE.

Molleggio sulle gambe, il mio compagno fa lo stesso.

-DUE.

Mi allontano dal muro rimbalzando come una palla di gomma.

-UNO.

Baricentro di massa focalizzato su un punto preciso del vetro.

-MARK.

Sfondiamo come arieti impazziti il cristallo, nello stesso istante due esplosioni assordanti seguite da lampi bianchi al fosforo sconvolgono l’appartamento.
Siamo dentro.
Tempo, in dilatazione costante.
Arenato in una sacca fangosa, trascinato in avanti dal battere dei secondi, rintocchi scanditi dal rapido martellare dei percussori.
Lo stopframe si frantuma, la corsa diventa un vortice che inghiotte tutto e tutti.
Nell’attimo stesso in cui implodiamo all’interno dell’appartamento i movimenti assumono una soluzione di continuità al limite del soprannaturale. La mano destra colpisce al centro del petto sganciando l’imbragatura da montagna, picchio con la spalla sinistra le piastrelle unte compiendo una capriola verso destra, una cascata di vetri rimbalza sul pavimento verso il muro della stanza.
Quando percepisco le suole degli anfibi in linea orizzontale faccio partire la prima raffica, alzo zero, polso sinistro a coprire la canna dell’MP5SD3.
La visione d’insieme è decisamente virata al romanzetto sadomaso, la ragazza legata al letto mostra abbondanti ferite da coltello sul corpo denudato con furia, due dei quattro albanesi che la tengono prigioniera da ormai cinque giorni fanno l’errore terminale d’impugnare le pistole ed esplodere qualche colpo verso me ed Enrico Fulgoni.
Dal piccolo ingresso il carabiniere scelto Vincenzo Sarigu pone fine a una gloriosa carriera criminale freddandoli alle spalle con due scariche di pallettoni acciaio triplo zero, i bossoli dello SPAS 15 impattano con un rumore di plastica cava.
Gli altri due papponi che infestano l’appartamento decidono che la lezione alla puttana può considerarsi finita, uno perde fiotti di sangue dallo squarcio sulla coscia sinistra, dove i calibro nove del mio fucile d’assalto si sono aperti una via.
In ginocchio, le mani sopra la testa, osservano in silenzio Terrasini che porta la mano al comunicatore.
-Fiamma tre, obbiettivo libero, mandate i paramedici.
Fulgoni si gira lentamente.
-Tempo.
Osservo il cronometro fissato alla mimetica nera del GIS.
-Sette e quattro.
-Migliorabile.
Sorrido.
-Sono d’accordo.
-La ragazza?
-Niente che non abbia già sperimentato con qualche cliente.
-Ti sentissero i giornalisti.
-Sto tremando dalla paura.
-Vediamo di levarci dalle palle, prima che arrivino sul serio.
-Concordo, a tutti, leviamoci dalle palle.
Gli uomini in banda rossa osservano le ombre scivolare verso il basso dalla tromba delle scale, un leggero fruscio accompagna la discesa.

Ombre.

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5 thoughts on “Sergio di Falco

  1. shesnotamerican ha detto:

    Senti, ma com’è che ho l’impressione che Sarigu io lo conosco?

  2. metalupo ha detto:

    Lo conosci perchè uso più o meno sempre gli stessi personaggi.
    Sono amici, non si scappa.

  3. liliris ha detto:

    Mi piace. Non è il mio genere ma mi piace. E in genere, quando non è il mio genere, non mi piace. (I giri di parole sono fortemente voluti)

    • metalupo ha detto:

      In realtà questa è una cazzatina scritta al volo sulla vecchia utility del compianto Splinder.
      Posso fare molto meglio.
      E comunque grazie, gli scrittori ci vivono per ‘ste robe.

      • liliris ha detto:

        Sono una scrittrice della domenica quindi… Capisco. Anche tu eri su Splinder? Siamo emigranti in massa su wordpress a quanto vedo.

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