Un americano, due vodka sour, due vodka tonic

Esattamente nel mezzo del ponte di via Casale respiro a fondo evitando due giappo che selfeggiano al tramonto. Lo so, è molto semplice e davvero inutile ripeterlo, questa è la mia casa. Tantissima gente che ride, parla al telefono, brinda in mezzo alla strada, semplicemente cammina veloce provando a dirsi che è davvero primavera.
Ma non lo è, ‘fanculo forse non lo sarà mai più.
Questa volta arrivo sobrio, necessariamente, ho cucinato per i cuccioli lasciandoli nelle mani della nonna, mica potevo barcollare fuori strafatto di alcool. L’insegna del Tango blueggia dal marciapiede, quei locali molto poco fashion, dove i barman sono omoni tatuati sui cinquanta, dove inevitabilmente se ordini un mojito li vedi scegliere con cura le foglie di menta dalla piantina una per una, se cerchi un americano li vedi strofinare con precisione la buccia di limone sul bordo del bicchiere. Il locale che mi serve per questa sera, che CI serve per questa sera.
A me e a mio fratello.
Noi ci si vede praticamente mai, si fa vita dura, due figli a testa, tantissima Milano dentro le ossa, moglie a carico.
Lui.
Eh già, alla fine ci siamo arrivati e cazzo, non ci si crede davvero.
Nessuno ci crede, tutta la fottuta galassia del cazzo fatica a fronteggiare questo semplice concetto.
‘Sto giro è davvero finita.
Un bel giorno di Aprile, giusto un paio prima del mio compleanno, mentre brandisco un trinciante da due spanne con cui sto affettando una forma di pugliese (temeraria, devo ammetterlo), nella mia cucina parte questo preciso dialogo:

– Se dovessi dirti una cosa spiacevole, preferiresti sapere tutto subito?
Mi giro e il coltello è leggerissimo nella mano.
Che cazzo di domanda è? Ok, chi è?

Ci vogliamo bene ma.
Insomma lo vedi anche tu.
Non si poteva andare avanti così.
Insomma tutto il resto della torta di merda nella pala eolica.
Mentre racconto tutto questo, davanti a noi il tizio rimescola da cinque minuti buoni zucchero di canna in fondo a un bicchiere appannato.
Questa è precisione.
Mio fratello mi osserva, lui ha iniziato a osservarmi da quando, passati i quaranta, mi sparavo un Eurostar la settimana e NON per lavoro.
Credo di essere rinato come fratello in quel periodo, prima ero solo un coglione rasato che ringhiava al mondo.
Quindi racconto, lui allarga le braccia e sbiascica qualcosa come “era solo questione di tempo”.
Il Vodka Sour è un cazzo di mischione infido, dolcino ma aspro, forte ma ghiacciato e la ciliegina ti dice: “sono una ciliegina, niente con all’interno una rossa ciliegina può essere pericoloso”.
Dopo un Americano e un primo Vodka Sour barcollo, lo sento, lo percepisco.
Sbiascichiamo in due, ma lui è molto, molto lucido.

– E’ una testa matta che non ha mai imparato a crescere, quasi inevitabile che finisse così, anche se per un pò ci avevo creduto.

Io forse dovrei dire qualcosa, sento che forse dovrei incazzarmi, fare scenate, non so chiamarla puttana.
Eppure non mi viene, non mi viene niente.
Ronzio nelle orecchie, passa una comitiva di ragazze, quella al centro ha un velo e un bouquet in mano, chiaro addio al nubilato, urlacchio – Non farlo! Non farlo mai! – ma è più qualcosa che si avvicina a un clichè piuttosto che sangue che sgorga.
La serata è splendida e fresca, la darsena meravigliosa, hanno riconsegnato uno spazio spettacolare ai milanesi.
Parliamo tanto e di tutto, anche di lavoro, che siamo pur sempre nella stronza capitale religiosa del dio profitto.
Sbirciamo figa in giro, ma di sottecchi, quasi con pudore, io e lui siamo fatti così, non saremmo fratelli.
Parliamo dei ragazzi, dello sport, di basket, di musica e di Inter.
Annuncio al mondo che mi faccio crescere la barba, risponde che lui non può perchè ha i capelli in faccia.
Ridacchio sinceramente divertito.
In fondo qui e ora bere funziona, lui poi estrae fumo e inizia a preparare una canna che poi mi passa dopo aver acceso.
Due vecchi amici che discutono di donne, di vita, di tutto e di niente.
Qualche consiglio, un abbraccio lungo e rilassato, la promessa di beccarsi a breve, le raccomandazioni per la mamma.
Poi se ne va.

Le luci si riflettono nel Naviglio, dal ponte di via Casale la strada d’acqua pare non finire più.
Alla fine soffoco una lacrima.
Una sola.

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15 thoughts on “Un americano, due vodka sour, due vodka tonic

  1. Dave Brick ha detto:

    Oooohhh…. Bro…. perché non è mai “Per sempre”? Perché deve essere tutto così difficile, sempre?!? Colpa mia, colpa tua, l’amore è sempre un sentimento irrazionale, non ci sono figli che tengono, a cosa siamo destinati veramente? A volte nella ci si ribalta, l’importante è rimettersi subito sui binari giusti, il Fedi insegna……. Un abbraccio!!

  2. rO ha detto:

    Un post lungo, eh? La cosa che poi ho pensato alla fine, proprio alla fine, è che è scritto bene, ché io infatti normalmente mi annoio quando un post è lungo, ma non è successo. Però la canna alla fine no. Non che abbia niente contro le canne, eppure m’era sembrata proprio troppo. C’era bisogno?

  3. maromeoma ha detto:

    mi permetto, visti i presupposti ampiamente descritti….altro che se ce vò ‘na canna

  4. AngolodiBuio ha detto:

    No dicevo, dopo tutto questo scritto, mica il problema sarà la cannetta, vero?
    Che poi, detto tra noi, è meno dannosa dell’alcool.
    Che poi, detto tra noi, vi distruggete di olio di palma, carne piena di antibiotici e prodotti così ripieni di conservanti che nemmeno ci si può decomporre sotto terra in santa pace, e mica il punto sarà una cannetta, vero?
    Comunque è per via del fatto che mi sono svegliata in uno stato di disappunto e di polemica.
    Detto questo, ti sei intristito perchè non ci sentiamo da settimane, io lo so.
    Perchè non ti racconto tutte le cazzate che faccio.
    E’ che non ho di nuovo il numero perchè sono fuori di testa, cazzo.
    Mica ti viene in mente e ti fai sentire tu.
    In ogni caso io ho dato di matto, poi ti racconto.
    E chi se ne fotte di quella stronza, meglio per te senza nessun dubbio.

  5. Dovesei ha detto:

    Niente è per sempre. Nemmeno quando si continua pervicacemente a vivere insieme. Ciò che ci fa stare bene è avere una porta da aprire la sera ma poi? Certo, i figli ci fanno stare bene, poi male perché crescono e diventano uomini e donne coi quali confrontarsi, poi bene di nuovo.
    Siamo tutti stronzi e stronze a random, siamo tragicamente umani e disumani e miopi convinti di aver incontrato Mr.Right o Mrs.Soloiosoamarticosì.

    La solitudine e il senso di sradicamento passeranno, e tu sarai nuovo, diverso.
    Sai dove trovarmi Luperrimo.

  6. Bulut ha detto:

    Mi spiace. [Ti leggo per la prima volta]
    Fa male, certo.
    Ma io credo che tra un po’ (un anno? sei mesi? tre anni?) rinascerai libero a nuova vita.
    Io, purtroppo, non me lo posso permettere. Ora che per me il dolore e’ passato e ho accettato che mio marito non mi ami per niente, vorrei poter ricominciare MA sono ancora sposata.
    Per cui: vedrai, il dolore si riassorbe, e tu respirerai di nuovoe sarai felice. [E, per come la vedo io, l’unico amore che non passa e’ quello per i propri figli.]
    Perdona l’intromissione

    • metalupo ha detto:

      Nessuna intromissione, non scriverei qui se non volessi le parole di chi legge.
      Spesso, troppo spesso, la vita è fatta di catene.
      Credimi, ti capisco più di quanto tu riesca a immaginare.

  7. meeva2013 ha detto:

    Lupastro, stavolta hai fatto venire il nodo in gola. Benedetta sia la cannetta e chi capisce quando è giunto il momento di farsene una. Per il resto: tieni botta, eh.

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