Sister

Lo senti nelle ossa il giorno zero.
Tutti gli anni, ottobre, magari pure settembre, certi anni pure a inizio novembre.
Ma sono sempre loro che te lo dicono.
Le ossa.
Il giorno zero è quasi sempre inaspettato, come quella telefonata con la voce che sorride e fa le fusa, quel gol che ormai non aspetti più al quarantesimo, quel messaggio che bastano tre righe e ti si stringe di nuovo il cuore.
E’ il suo giorno, il giorno di Sister, il giorno zero.
E puoi pure scordarti il mare cristallino, la spiaggia, l’odore di crema solare, il fiato profondo, la pressione nelle orecchie.
Finito, mi ascolti? E’ arrivata lei, mia sorella di sangue.
Sister, sorella Nebbia.
Guardi fuori e nel buio solido il primo impulso è sempre quello di strofinarti gli occhi, ma capisci che non sei tu è il mondo che sonnecchia e non avrà più voglia di togliersi la coperta di dosso, almeno a queste latitudini.
Appena un secondo dopo, le ossa, dicevo, vengono a trovarti e una ad una lungo la schiena ti ricordano ogni singolo anno del cazzo.
Ogni levataccia, ogni fottuto peso che hai sollevato in tutto questo tempo che pare un’eternità ma in realtà è lo sputo di un dio crudele.
Ma davanti allo specchio mentre scopri l’ennesimo pelo bianco sulla barba o tra i capelli, mentre le mani aperte di acqua ghiacciata ti fanno capire che è davvero ora di darsi una mossa.
Proprio in quel momento ti concedi un sorriso che non raggiunge gli occhi ancora verdi, ma almeno ci prova.
Perchè oggi è il giorno zero e non importa se ci saranno ancora cieli azzurri o giornate assolate.

L’inverno, sta arrivando.

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11 thoughts on “Sister

  1. Gioia Zani ha detto:

    Wow! (troppo sintetica?) 😉

    La nebbia per me sa di spensieratezza, aule universitarie, pomeriggi infiniti, tra sigarette, sogni e caffè.
    Saluti a Sist. Would be nice to meet her again. Somewhere. Somehow.

  2. zoon ha detto:

    inverno eterno

  3. Aspettando_Godot ha detto:

    Amo la nebbia.
    Odora di mani nelle tasche dei jeans, quando esco a camminare la notte.
    Di lampioni, schiena contro, mentre scendo lenta per sedermi a terra e provare a respirare di nuovo.
    Mi ricorda i bar di New York alle tre di notte, appoggiata al bancone, tra musica e parole roche.
    Odora di ogni volta che avrei voluto piangere e non ci sono riuscita.
    La nebbia e tutte le volte che aspetto Godot.

  4. sfumaturemondiali ha detto:

    L’accoppiata migliore è: nebbia/statale. Sai perfettamente dove stai andando, potresti svoltare anche ad occhi chiusi, eppure non vedi nulla, e appena i fari illuminano qualcosa è una scoperta, solo per te. La statale in inverno è come un mondo di Dylan Dog: c’è la realtà che conosci, lo sai, ma… e se fosse oggi che oltre quel muro bianco scopri qualcosa completamente nuovo?

  5. 321Clic ha detto:

    Vorrei fotografarla, quella nebbia lì. Al mattino presto, alla sera tardi.
    Ma forse l’ho già detto.

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