Le 5.30 del mattino esistono

Ci sono case.
E case.

Uno spazio di sessanta metriquadri sospesi a dieci metri d’altezza.
Che se volessi scendere dal cielo direttamente bisognerebbe avere cinque te che si avvolgono.
Come una scala mobile.
Come quei giochi che facevamo da bambini.
Di carte e di domino.

O dominio.

E scendere scendere fino a toccare le piastrelle
Riscaldate dal sole
Fresco di giornata

Ma ora sono qui
Interno casa, interno notte

E ci sono luci
E luci.

Luci al neon, signora?
Oppure preferisce una luce, soffusa. Appena accennata, come un no grazie o un sì poco sorridente.
O le luci di candele che si spostano nella casa come se fossero pedine in cerca di dimensione.
scacco matto.

E ci sono stanze
E stanze.

Tipo, due camere con un acquario che le divide. E i pesci a scoppiare
Bolle
Sul vetro
E le chiavi di questa vita
Confuse con la sabbia
In fondo
Mangimi a zig zag nell’acqua

Un vaso pieno di biglie
E i quadri del mare in tempesta
sulle pareti
Un cielo in ogni stanza
Un mondo in ogni armadio.
Non si aprono, per caso, gli armadi
E’ come aprire un cuore
E poi chiedere “Scusa, ma quanti vestiti hai”
E sentirsi rispondere “Quanto bisogno ho di proteggere.
I vestiti sono strati di superficie fittizia.
Colori nomadi”.

E ci sono notti
E notti.

Di parole.
Di storie.
Di silenzi.
Di presenza e assenza.
Che sembra quasi un registro di scuola
Questa vita. E non ci sono grembiuli e fiocchi.
Ma ti racconteresti la vita
– e le braccia e le gambe e le mani, dita –
come se stessi parlando
improvvisamente
di due nuvole che si attraversano.

E ci sono orologi
E orologi.

Quarzi e verde su nero.
Oppure solo lancette luminose.
Che a un certo punto
– e quel punto è sempre verso e non oltre le tre di notte –
che ti fanno pensare che esista uno spazio che non esiste
irrealtà
una parentesi di tempo
che è un cartone animato
o Babbo Natale e la Befana.

E invece ti trovi lì
A sorprenderti
Ancora
Quando non ci sono le prime albe
E nessuna aurora
Ma sono le 5.30 del mattino
Ed esisti.

Scritta da Isabella/Queen il 17.02.2003

Quando una giornata diventa particolare nella sua essenza va celebrata.
Nel bene e nel male.
Avevo promesso di postare qualcosa che riguardasse le cinque del mattino.
Quali migliori parole se non quelle di una donna innamorata, proprio oggi.
Sembrano passate ere geologiche, milioni di vite, errori su errori.
Alla fine siamo sempre punto e a capo.
Qualcosa che si distrugge pezzo per pezzo, un secondo putrefatto dopo l’altro.
Come disse l’immortale Forrest: “Sono un pò stanchino”.


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8 thoughts on “Le 5.30 del mattino esistono

  1. shesnotamerican ha detto:

    A me fa sempre strano leggere certe cose. La sensazione è quella che provo facendo un bagno caldo più o meno. Sanno di buono.
    E poi. Sa di buono perdere la cognizione del tempo ogni tanto. Soprattutto quando stai bene.

  2. ladonnaignota ha detto:

    a me ‘sta còsa dell’esistere fa un sacco familiarità. ma magari sbaglio.

  3. ladonnaignota ha detto:

    è un genere di sensazione che ti dà quel calore un po’ familiare. forse semplicemente mi ritrovo in qualche pensiero ed è come mi sentissi, come accorgermi che esisto sul serio.
    scusa, io non è che sappia spiegarmi chissà quanto bene. anzi.

  4. metalupo ha detto:

    Isabella approverebbe di certo questo tipo di sensazioni indotte.
    Io pure.
    Molto bello anche questo commento.

  5. shesnotamerican ha detto:

    Anche io ho capito.
    La prima cosa che mi è venuta in mente è stata l’immagine di un caminetto. Insomma, sempre questa sensazione di calore ricorrente. Che sia il bagno caldo, che sia il caminetto.

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